• Alice Cipriani

E sulle Alpi? Il lupo in Italia: situazione attuale e prospettive future 2p

Dopo il quadro della situazione nei territori appenninici, tocca alle Alpi, partendo dal contesto italiano per arrivare al confronto e alla collaborazione messa in atto con i nostri confinanti europei.

Per quanto riguarda l’arco alpino, ed in particolare il Veneto, Duccio Berzi e il suo team di lavoro si stanno concentrando sull’uso di una tecnologia innovativa: un progetto sperimentale di gestione proattiva del lupo attraverso la telemetria, con l’impiego di virtual fence (barriere o recinti virtuali) e di sensori di prossimità.

Questi strumenti aggiuntivi di prevenzione potrebbero essere applicati anche nel caso dell’orso e consistono nella creazione di una barriera virtuale, sensibile al segnale GPS emesso dal radiocollare dell’animale che entra o esce da un’area di interesse, mentre i sensori di prossimità installati in presenza di stalli dei domestici possono determinare la chiamata, o inviare un messaggio all’allevatore (così come avviene per i sistemi di allarme delle nostre case), quando il lupo radiocollarato entra nel perimetro di azione del dispositivo.

I dati fin qui raccolti hanno evidenziato come gli home range risultino più piccoli di quanto atteso (circa 111 kmq contro 200). Certamente, questa tecnologia rivela la difficoltà insita nella cattura degli animali da radiocollarare.

Il lupo in Italia: situazione attuale e prospettive future

Grazie al progetto LIFE WolfAlps, in corso dal 2013 al 2018, si è potuta verificare sul campo l'espansione naturale della popolazione di lupo, estinta sulle Alpi dai primi del '900, che dagli anni Novanta ad oggi ha toccato ogni Stato alpino e le prime zone di bassa quota, in collina e in pianura. Al termine di questo periodo, l'eredità di progetto è stata raccolta da LIFE WolfAlps EU che ha consentito un coordinamento tra Italia, Francia, Austria e Slovenia, con scambi di esperienze anche con la Svizzera.

Francesca Marucco, coordinatrice tecnico-scientifica dei Progetti Lupo Piemonte e LIFE WolfAlps, parla di 46 branchi e 293 lupi presenti sulle Alpi italiane.

La collaborazione in ambito europeo è fondamentale in quanto i branchi spesso sono transfrontalieri, spostandosi fra i confini dei vari stati è importante non conteggiare due volte gli stessi individui.

Sono state inoltre istituite delle squadre di pronte intervento (WPIU, Wolf Prevention Intervention Unit) per la prevenzione degli attacchi da lupo agli allevamenti con il compito anche di valutare i danni, mediare e dare supporto agli allevatori, mitigando il conflitto uomo-lupo nelle aree hot-spot. L'istituzione di queste squadre d'emergenza risulta fondamentale in quanto, mentre il lupo espande il sua areale, i governi stanno supportando e promuovendo l'allevamento di bestiame sulle Alpi.



Julia Stauder di Eurac Research ha portato l'esperienza del progetto LIFEstockProtect, per la protezione delle greggi in Austria, Bavaria e Alto Adige, partito nel 2020 e che durerà fino al 2025. In queste zone la presenza stimata del lupo è rappresentata da: 14 lupi e 4 branchi in Bavaria, 49 lupi e 3 branchi in Austria, 31-35 lupi e 4 branchi in Alto Adige, in espansione crescente.

In Bavaria e nella provincia di Bolzano vengono risarciti al 100% non solo i danni da lupo ma anche le spese per le misure di prevenzione, il problema per il Sud Tirolo è che le richieste di indennizzo per l'adozione delle strutture protettive sono molto poche: 14 nel 2018, solo 4 nel 2019! In tutte le tre zone il conflitto con il lupo è crescente.

LIFEstockProtect decide così di parlare non di lupo, ma di allevamento e di allevatore/pastore con un approccio bottom-up (dal basso), che prevede corsi formativi per consulenti in protezione, tenuti da allevatori che si rivolgono direttamente ad altri allevatori. Questo approccio non top-down, ma di partecipazione attraverso ascolto attivo, dialogo non violento, democrazia deliberativa e alla presenza di un facilitatore professionista, si è rivelato buono anche nel caso della provincia di Grosseto.



Come raccontato da Valeria Salvatori, negli anni '90 per far fronte all'aumento della popolazione di lupo si sono messi in campo gli indennizzi ex-post e progetti di corretta gestione dei cani (per dire no a randagismo e vagantismo). Con il nuovo millennio è divenuta obbligatorio sottoscrivere un'assicurazione per ricevere l'indennizzo dei danni e si è iniziato a risarcire solo chi metteva in atto le misure di prevenzione ma, quasi contemporaneamente, sono aumentati gli incidenti stradali e l'esposizione di carcasse di lupi uccisi. Dal 2017 con il progetto "LIFE MedWolf - Le migliori pratiche di conservazione del Lupo nelle aree mediterranee" si è iniziato a coinvolgere attivamente gli allevatori nei processi decisionali e a valutare come le predazioni non abbiano solo un impatto economico ma anche psicologico e sociale, aspetti che vanno tenuti in considerazione e approfonditi.


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