• Alice Cipriani

Lupi, licantropi e cristianità 3p

Fin dai tempi antichi per la cristianità il lupo ha rappresentato la quintessenza del male, l’incarnazione del vizio, è stato il più grande cacciatore e nemico dell’agnello, che al contrario da sempre raffigura caratteristiche come bontà e sottomissione, esempio di virtù per il buon cristiano.

Nella Bibbia si trova un racconto riguardante addirittura il re Nabucodonosor, anch’egli affetto dalla cosiddetta “follia del lupo”: una forma di pazzia furiosa in cui il malato diventa preda dell’irrefrenabile desiderio di urlare, di mordere, di trovare rifugio in luoghi isolati, secondo il comportamento di un lupo libero in natura. Le nefandezze compiute da questi mostri ossessionarono l’umanità per tutto il Medioevo e solo nel XVIII secolo si iniziò a mettere in dubbio la loro reale esistenza.

Branco di lupi (1901)

Anche santi a noi molto noti si sono occupati di mannari o semplicemente di lupi, ad esempio S. Agostino e San Tommaso d’Aquino, tuttavia il caso più eclatante è sicuramente quello di San Francesco d’Assisi.

Nel Malleus Maleficarum il frate domenicano Sprenger sostiene che, come dice S. Agostino, due creature di differenti nature non possono esistere nello stesso soggetto, anche se il Diavolo può influenzare l’immaginazione umana a tal punto da fare in modo che un individuo si veda umano ma appaia agli altri come un animale. Sempre secondo Sprenger, Tommaso d’Aquino avrebbe affermato che tanto gli angeli buoni quanto quelli cattivi hanno il potere naturale di trasformare il nostro corpo. Capite bene che se si trattasse di angeli cattivi ci trasformerebbero in esseri malefici, come il lupo…

Ma la vera sorpresa arriva da San Francesco!


San Francesco e il lupo

Innanzitutto nei suoi scritti Francesco cita il lupo solo una volta ed in senso allegorico nella Regola non bollata (cap. XVI): <<Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe>>, citando il Vangelo secondo Matteo. Nei suoi testi non vi sono altre tracce del malvagio animale che per tutto il Medioevo fu temuto e anche cacciato attraverso figure professionali come i lupari.

L’unico caso, contemporaneo al Santo, si registrò a Greccio e a lasciarne traccia scritta furono i compagni di San Francesco. Tuttavia, in questo episodio i lupi sono lo strumento, la piaga attraverso cui Dio punisce gli abitanti della località per la loro vita dissoluta e peccaminosa. Francesco mostra un atteggiamento benevolo nei confronti di frate lupo poiché non ha nulla da temere, non ha mai fatto del male all’animale in questione, e ne giudica il comportamento aggressivo solo come una risposta difensiva verso chi invece aggredisce per primo.

Per quel che riguarda il miracolo di San Francesco e il lupo ammansito a Gubbio, la narrazione circolava sul finire del ‘200 e ovviamente non è dato sapere se avesse solo una valenza simbolica o se all’origine vi fosse un fatto realmente accaduto. Certo è che in quel periodo più che i lupi si temevano i briganti e di questi sono innumerevoli le tracce storiche. Il miracolo di San Francesco risulta quindi più facilmente ascrivibile alla conversione dei briganti piuttosto che al ravvedimento di una creatura divina né buona né cattiva!


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